RAZIONALE

La prevalenza del Diabete Mellito tipo 2 (DM2) è in costante aumento anche in Italia. I dati dell’istituto di ricerca Health Search indicano nel 2020 una prevalenza nella popolazione oltre i 14 anni intorno al 8,1% (con ampia variabilità regionale, in quanto nel Sud d’Italia si arriva a prevalenze fino al 10-12%). Ogni Medico di Medicina Generale (MMG), con 1500 assistiti, può avere in carico fino a 140-150 pazienti diabetici con differenti livelli di complessità clinica e di intensità di cure.

Il MMG è fortemente coinvolto nella gestione delle persone con DM2, dalla prevenzione primaria, alla diagnosi precoce, fino alla presa in carico dei pazienti durante il follow-up della malattia e la gestione di molti aspetti della terapia farmacologica e non. Ciò nonostante, il compito è reso particolarmente complicato dai carichi di lavoro, dai rapidi mutamenti delle conoscenze scientifiche, dai rapporti coi centri diabetologici di riferimento, dall’ampia disponibilità di farmaci ipoglicemizzanti, alcuni dei quali di recente introduzione dispongono di solide evidenze non solo circa la loro efficacia ipoglicemizzante, ma anche soprattutto circa la loro capacità di proteggere dal danno d’organo cardiorenale.

Il Piano Nazionale per la Malattia Diabetica prevede la presa in carico prevalente da parte dei MMG dei soggetti con malattia stabile e senza complicanze evolutive. Inoltre, i pazienti diabetici allettati in modo permanente o non autosufficienti e gradi avanzati di disabilità, spesso con pluripatologie, sono necessariamente seguiti a domicilio solo dal loro MMG. Gestire compiutamente il follow-up del paziente diabetico prevede competenze cliniche, relazionali ed anche organizzative, che devono essere messe in campo per garantire la corretta applicazione di quanto previsto dalle Linee Guida, dal Piano Nazionale e da quelli Regionali per la Malattia Diabetica. Ciò nonostante, i MMG sono poco informati e aggiornati sui farmaci ipoglicemizzanti di recente introduzione, poiché la loro prescrizione è condizionata dalla compilazione del piano terapeutico da parte dei diabetologi, nonostante il loro ottimo profilo di sicurezza e la dimostrata protezione cardiorenale.

Anche relativamente alla terapia insulinica (che coinvolge il 15-20% delle persone con diabete tipo 2) il MMG deve acquisire un’adeguata capacità ed autonomia gestionale, poiché sono numerosi i casi in cui è necessario iniziare e/o adeguare rapidamente in base alle diverse situazioni cliniche la terapia con insulina, sia pur impostata dallo specialista diabetologo. I MMG lavorano oramai spesso associati in gruppi più o meno numerosi (da 3 fino anche a 15 MMG) per cui la presenza nel gruppo di un MMG con particolare expertise su tutti i temi sopra elencati, può essere anche un punto di riferimento e di supporto per tutti gli altri medici del gruppo, per consulenze o consigli “tra pari” che possono evitare visite specialistiche da riservare a casi effettivamente necessari.

Ultime modifiche: mercoledì, 8 settembre 2021, 14:44